10 Novembre 2015

Il Papa, la messa e l'omelia

Il Papa, la messa e l'omelia
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Il 9 novembre, festa della dedicazione della Basilica Lateranense, papa Francesco ha celebrato una messa nella quale si è svolta l’ordinazione episcopale di un presbitero della diocesi di Roma.

Nell’omelia, ricordando i vari compiti ai quali è chiamato un buon pastore, ha affermato: «Le tue parole siano semplici, che tutti capiscano, che non siano lunghe omelie. Mi permetto di dirti: ricordati di tuo papà, quando era tanto felice di avere trovato vicino al paese un’altra parrocchia dove si celebrava la Messa senza l’omelia! Le omelie siano proprio la trasmissione della grazia di Dio: semplici, che tutti capiscano e tutti abbiano la voglia di diventare migliori».

 

Nota a margine. Se il suggerimento del Papa sulla semplicità dell’omelia è bello, ancora più bello appare quel cenno sulla “felicità” di trovare una messa senza omelia. Infatti, il suggerimento del Papa è sospeso alla grazia di Dio, cosa che un sacerdote non può darsi da solo. Solo la grazia, infatti, può permettere a un’omelia di essere semplice e chiara, che riesca a toccare il cuore. Ma ciò non si può pretendere, solo domandare, come è delle dinamiche proprie della grazia. Tanto che anche un’omelia ben preparata è noiosa senza il tocco gentile della grazia.

 

Un’omelia breve può salvare tutto: anche se non particolarmente toccante, almeno non affatica inutilmente i fedeli.

Detto questo, anche una messa senza omelia, come accenna felicemente il Papa, può aiutare, perché nella funzione risplende altro dalle parole del sacerdote: la liturgia è, infatti, la preghiera più alta e bella della Santa Chiesa, la preghiera in cui è Gesù stesso, questo il senso della consacrazione, che prega per noi, con noi. 

 

Il problema è che a volte si ha come l’impressione trovarsi di fronte a sacerdoti attraversati dal dubbio che la grazia del Signore, la sua Parola, il suo corpo e sangue, non bastino a toccare i cuori. Convinti che sia più che necessario quel di più che le loro parole, spese in un’omelia più o meno ispirata, possono dare.

 

Tanto che spesso si ha la brutta impressione che proprio l’omelia, e non la consacrazione, costituisca, inconsapevolmente, il cuore della celebrazione eucaristica. Da qui anche certe derive omiletiche più o meno verbose che affaticano e annoiano quanti si accostano alla mensa eucaristica per trovarne ristoro. 

 

Giusto quindi e felice il richiamo del Papa, che non può che portare frutti per quanti lo accolgano. Anche questo aspetto, e forse più di altri, appartiene a quella Riforma della Chiesa alla quale Francesco è chiamato.

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