Epstein Files: l'esoterismo al potere
Tempo di lettura: 4 minutiNei file Epstein c’è mezzo mondo: dal gotha delle Big tech ai veri padroni del mondo, la grande Finanza che tutto muove, dai vertici dell’intelligence israelo-americana ai politici e alle teste coronate occidentali, per non parlare degli arabi e altri, fino ai grandi cronisti e attori.
Non c’è il gotha ebraico americano, almeno per ora, e solo Ehud Barak per Israele, e qualcosina su Netanyahu, ché l’Agenzia per cui lavorava forse gli impediva di aver rapporto con questi, che certo non sono estranei alle pratiche delle élite che pure frequentavano.
La pedofilia ampiamente documentata, va di pari passo col sadismo, anche estremo (torture), oltre che alla ritualità e al cannibalismo. Su questi ultimi c’è querelle: non ci sarebbe riscontro che certe espressioni in codice dei Files si riferiscano al cannibalismo e se è vero che la parola “cannibale” è presente oltre cinquanta volte e “cannibalismo” sei, non ci sono riscontri che si riferiscano a tale pratica, almeno stando al sito di fact-checking Snopes. E quanto ai riti che comporterebbero sacrifici umani non ci sono prove, ma solo una testimonianza anonima.
È noto che i fact-checking servono a modellare la narrazione secondo i desiderata di chi li finanzia (cioè l’establishment che i Files di Epstein disvelano in parte) ché nessuno li legge ma sono solo menzionati da siti mainstraeam per smentire informazioni inopportune.
Quindi, nulla importando l’asserita assenza di prove (volevano dei video che immortalassero le pratiche o testimonianze dei presenti?), ci limiteremo ad osservare che sull’isola di St. James di Epstein c’era un tempio che, unico edificio oltre alla casa padronale, a qualcosa doveva pur servire. E se certe espressioni dei Files restano non decifrabili, non si parla certo a caso di cannibalismo.
Ma al di là, quel che emerge nei Files è uno spaccato – uno dei tanti che di Epstein ce ne sono altri in questo mondo – di certe dinamiche delle élite occidentali (e arabe, quelle legate a tali élite). Non si può generalizzare, ovvio, ma si parla delle élite che hanno dominato il mondo, e che ancora lo dominano.
Quando in una nota pregressa scrivevamo che nel ’78 certi circoli esoterici hanno iniziato a vincere su circoli pregressi che concepivano il potere in modalità più laica, aliena da certe derive psicopatiche, ci riferivamo esattamente a questo (un esoterismo che facilmente vira al satanismo).
Sempre nella nota, accenavamo a come poi hanno trionfato nell’89, quando hanno preso nelle loro mani, così almeno nelle loro fantasie malate, le sorti del mondo. Da qui l’unipolarismo che non era solo un momentum geopolitico, come pure è stato nell’esercizio del potere, ma era un sistema; un sistema idealistico che imponeva valori ai popoli soggetti o da soggiogare con la Forza e faceva delle èlite una classe a parte, totalmente libera dai valori da essi propugnati, dalle regole imposte agli altri (piccolo esempio: la de-regulation della tecno-finanza) e non erano soggette a critiche e, soprattutto, a limiti.
Proprio tale assenza di limiti, che non abbiamo notato solo noi ovviamente, era propria di una classe dirigente che in potenza, e spesso in atto, si riteneva qualcosa di simile a dio (che scriviamo con la minuscola per non offendere).
In quanto tale, erano e sono insindacabili e irresponsabili, come insindacabili e non criticabili erano le narrazioni e le disposizioni imposte su temi che essi ritenevano essenziali (non solo in geopolitica, ma anche su temi più ampi come Covid, climate-change, wokismo, globalizzazione etc).
Neanche la realtà costituiva un limite, come evidenzia in maniera icastica quanto ebbe a dire Karl Rove, stratega di George W. Bush: “Siamo un impero ora, e quando agiamo, creiamo la nostra realtà. E mentre voi studiate quella realtà – giudiziosamente, come farete – noi agiremo di nuovo, creando altre nuove realtà […]. Siamo gli attori della storia… e voi, tutti voi, dovrete solo studiare ciò che facciamo” (fu Rove ad avvertire Bush, in visita a una scuola, dell’attentato dell’11 settembre…).
Quanto a Epstein, non era solo una trappola al miele per potenti da ricattare (con ricatti irreversibili, impossibile tornare indietro dopo aver fatto o assistito a certe pratiche) per conto del Mossad o della Cia, ma era anche, e soprattutto, un trait-d’union delle stesse, un facilitatore di rapporti e interessi e, insieme, il loro giocattolaio.
I suoi Files hanno aperto uno spiraglio sui sedicenti semidei che a lui si rapportavano. Ma sono parziali, e tali resteranno anche se venissero pubblicati tutti; anche perché, come accennato, di Epstein in giro per il mondo ce ne sono vari, a vario livello, e ancora oggi.
Anche il fatto di pubblicare milioni di pagine ha un effetto scioccante, ma insieme limitante. Un po’ come è successo per Wilikeas, all’opinione pubblica mondiale verrà dato in pasto solo quel che decideranno loro (con minimo danno); e anche ai ricercatori indipendenti sarà impossibile discernere e far emergere tutto il marcio che vi si cela. E, come per Wikileaks, i Files saranno dimenticati, mentre altri Epstein continueranno a fare…
Molto altro ci sarebbe da scrivere, ci limitiamo a tre annotazioni conclusive. Primo: è ormai accertato che Epstein avesse rapporti con Mossad e Cia (e MI6?). I dirigenti di tali agenzie non potevano non sapere.
Secondo: la guerra ucraina produce orfani, soprattutto bambini, molti dei quali sono preda di queste potenti reti. Altro motivo per cui è tanto difficile chiuderla.
Terzo: nessun effetto dei Files sulla Tecno-Finanza, al massimo qualche pubblica scusa. L’unico vero effetto finora è stato il terremoto che sta scuotendo Londra, con il premier Starmer che vacilla sotto la spinta delle contestazioni e delle dimissioni, tra cui quella eccellente di Lord Peter Mandelson, il mentore di Blair (il quale partecipa, non a caso, al Board of Peace di Gaza) e degli attuali dirigenti britannici.
Sui media Mandelson era chiamato il “Principe delle Tenebre” (vedi The Indipendent del 2003) e non certo a caso. Tutti sapevano, ma…
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