11 Aprile 2024

Israele fa sfumare l'accordo con Hamas

Le azioni squilibrate di Netanyahu fanno saltare il momento favorevole all'accordo. La tensione con l'Iran fa ancora il gioco di Bibi.
Israele fa sfumare l'accordo con Hamas
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“Due decisioni decisamente squilibrate hanno portato Israele sull’orlo della fine del mondo come lo conosciamo. L’assassinio di alti funzionari dell’ambasciata iraniana a Damasco e l’uccisione dei figli e dei nipoti di Ismail Haniyeh sono stati atti di aggressione proattivi, progettati per contrastare ogni possibilità di un accordo sugli ostaggi e di un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza. L’obiettivo era trascinare Israele in una guerra totale di distruzione per far proseguire il governo di Benjamin Netanyahu”. Così Uri Misgav su Haaretz in un articolo dal titolo significativo: “Netanyahu e i suoi generali hanno assassinato ogni possibilità di accordo sugli ostaggi”.

Netanyahu and His Generals Assassinated Any Chance of a Hostage Deal

Israele in preda alla follia

Le due operazioni squilibrate, infatti, sono cadute in un momento particolarmente favorevole a un possibile accordo. Le pressioni interne e internazionali sembravano aver piegato le resistenze del partito della guerra, tanto che lo stesso ministro della Difesa Yoav Gallant si era lanciato in dichiarazioni temerarie sulla possibilità di raggiungere un accordo sugli ostaggi.

 Gallant: Israel at an opportune moment for hostage deal, facing difficult decisions

Certo, l’America, conservava la sua ambiguità, come evidenziavano le dichiarazioni del suo presidente che, in un’intervista a Univision, da una parte sottolineava l'”errore”  di Netanyahu nella conduzione della guerra, ma dall’altra esortava Israele a un cessate il fuoco di sei – otto settimane per consentire l’ingresso a Gaza di aiuti alimentari, una tregua che Hamas reputa inaccettabile restando fermo sulla richiesta di un cessate il fuoco duraturo.

Biden on Univision: the president talks about immigration, Mexico, Israel and the risks to democracy

Ma, al di là delle ambiguità succitate, le pressioni su Tel Aviv si sono fatte sentire e, nonostante le corrispondenti ambiguità israeliane, che rendono ambivalenti le sue decisioni, resta che il ritiro quasi totale dell’esercito israeliano dalla Striscia di Gaza può legittimamente essere interpretato come un gesto distensivo per favorire un accordo, anche perché tale mossa rispecchia l’altra condizione imprescindibile posta da Hamas per liberare gli ostaggi.

E ciò al di là dei proclami muscolari dei suoi politici e dirigenti che hanno accompagnato tale decisione, i quali devono mostrarsi forti agli occhi dei loro concittadini e dei loro nemici.

La tensione con l’Iran

Ma sembra che  Uri Misgav abbia ragione. il momento favorevole, almeno per ora, è finito sotto le macerie che hanno seppellito i figli e i nipoti del capo di Hamas, Hanyeh – nonostante questi non abbia minacciato sfracelli per ottenere vendetta – e quelle sotto le quali giacciono i corpi degli iraniani caduti nell’attacco dell’ambasciata di Teheran a Damasco.

In particolare, quest’ultimo attacco ha fatto salire la tensione alle stelle, con minacce di ritorsioni reciproche tra i duellanti, minacce che hanno fatto finire in secondo piano il conflitto con Hamas e precipitare, almeno per ora, nell’oblio Gaza, le trattative e gli ostaggi (anche se la mattanza continua).

Non solo, la tensione con Teheran dovrebbe avere anche l’effetto di placare per un po’ le proteste di massa contro il governo israeliano, che in questi ultimi giorni hanno imperversato più che nei precedenti, dal momento che la gente più che nelle piazze si sta riversando nei supermercati.

Netanyahu, va riconosciuto, è un mago della politica e forse sta mettendo le basi per coronare il suo agognato sogno: la guerra su larga scala contro l’Iran. Sviluppo davvero difficile, viste le conseguenze che avrebbe per il suo Paese, ma anche  perché gli Usa non vogliono essere trascinati in questa guerra e, peraltro, nell’area non hanno forze in grado di sostenere con efficacia un conflitto tanto impegnativo.

Né Washington può portarle in loco in breve tempo (le portaerei non sono così veloci). E senza gli Stati Uniti, la guerra contro l’Iran sarebbe un completo suicidio, come sanno perfettamente i generali israeliani. Ma lo squilibrio di cui è preda la leadership di Tel Aviv non rassicura.

Detto questo, al di là di uno sviluppo tanto catastrofico, è probabile che Netanyahu intenda continuare a tirare la corda con Teheran o intensificare lo scontro con Hezbollah per prolungare finché possibile questo clima di alta tensione tanto favorevole ai suoi scopi. Vedremo.

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