21 Novembre 2022

Ucraina: le bombe cadono a pochi metri dalla centrale atomica

Rishi Sunak e zelensky. Ucraina: le bombe cadono a pochi metri dalla centrale atomica
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Lo scopo del missile lanciato sulla Polonia, ormai è chiaro, era quello di impedire che le iniziative volte a cercare una soluzione alla guerra ucraina attecchiscano (Piccolenote). Abbiamo già notato come resti alquanto inspiegabile il fatto che nessuno si sia accorto che la distanza dell’impatto rendeva impossibile qualificare come russo quel missile (troppo distante dalla zona controllata dai russi).

Valutazione alla quale va aggiunto che resta inspiegabile come un missile lanciato verso Ovest, direzione obbligata per intercettare i missili russi in arrivo, si fosse andato a schiantare a Est, cioè in Polonia. Mistero al quale si aggiunge quello del malfunzionamento del meccanismo di autodistruzione, particolare notato dal consigliere del premier polacco Jakub Kumoch (che ha comunque spiegato la vicenda come un banale incidente, com’era ovvio).

Ucraina: bugie, non-notizie e nuova escalation

Inoltre, avevamo annotato che quanto avvenuto aveva incrinato la credibilità del presidente Zelensky, la cui mendacità sulla responsabilità russa è stata sconfessata pubblicamente, nientemeno che dal presidente americano.

La mala parata ha messo in grave imbarazzo gli sponsor della guerra ucraina, che dovevano trovare un modo per cancellare in fretta la vicenda, prima che il mondo si interrogasse troppo sull’accaduto e attecchisse la diffidenza verso Zelensky e la loro guerra per procura contro la Russia.

Così, ieri ha fatto il giro del mondo una non notizia, che cioè i russi avrebbero lanciato contro l’Ucraina un missile adibito a portare testate atomiche, ma privo della testata stessa.

Un’atomica-non atomica, cioè niente. E però, la non notizia ha dato modo ai media di riprendere l’usuale narrativa che inquadra i russi come il male assoluto, distraendo l’attenzione dalle improvvide dichiarazioni di Zelensky e dagli scivoloni dei media che le hanno accreditate.

Ma serviva anche ribadire che la pace non si deve fare. E per questo serviva una nuova escalation con il potenziale di innescare la terza guerra mondiale, alla stregua dell’incidente precedente, per il quale tanti hanno invocato il ricorso dell’articolo 5 della Nato (l’obbligo di mutua difesa). Da qui la ripresa dei bombardamenti contro la centrale nucleare di Zaporizhzhya.

Perché, se si verificasse una catastrofe nucleare, l’intera Europa sarebbe coinvolta dalla nube radioattiva, da cui la possibilità che la Nato invochi la necessità di lottare contro il nemico comune, perché è ovvio che la responsabilità dell’accaduto sarebbe addossata ai russi.

A Zaporizhzhya i russi si bombardano da soli…

Sull’ennesimo bombardamento contro la centrale atomica si è pronunciata anche l’Aieia con un comunicato del direttore generale Raphael Grossi.

“Ancora una volta, siamo stati fortunati che non si sia verificato un incidente nucleare potenzialmente grave. – si legge nella nota – La prossima volta potremmo non essere così fortunati. Dobbiamo fare tutto ciò che è in nostro potere per assicurarci che non ci sia una prossima volta”.

“[…] Anche se non vi è stato alcun impatto diretto sui principali sistemi di sicurezza e di protezione dell’impianto nucleare, i bombardamenti si sono avvicinati pericolosamente a questi. Stiamo parlando di metri, non di chilometri. Chiunque stia bombardando la centrale nucleare di Zaporizhzhya, sta procurando enormi rischi e giocando d’azzardo con la vita di molte persone”.

La centrale è controllata dai russi, come sanno tutti, ma Grossi, per evitare guai – anche i direttori generali dell’Aieia tengono famiglia – non può dire che a bombardare sono gli ucraini (a meno di non ritenere, come tentano di accreditare tanti media, che i russi si stanno tirando i missili addosso).

Nuovo premier, vecchio gioco

A tale tragico fuoco di fila, che indica la follia che pervade questa guerra per procura contro Mosca, si deve aggiungere la preoccupante visita del premier britannico Rishi Sunak a Kiev, il quale, incontrando Zelensky, gli ha promesso una nuova valanga di aiuti del Regno Unito.

La cronologia di tale visita, infatti, desta qualche inquietudine. Già in precedenza la Gran Bretagna era intervenuta per impedire un accordo tra Russia e Ucraina. Ciò avveniva nello scorso aprile, quando l’allora premier britannico Boris Johnson si precipitava a Kiev per dire a Zelensky di non dar seguito a un accordo ormai concordato con Mosca.

Di tale intervento ne hanno parlato e scritto tanti, tra cui Walt Zlotov sul sito del Ron Paul Institute, ma ne ha dato notizia, neanche troppo implicitamente, anche l’autorevole Times di Londra, che in un articolo annotava: “La Gran Bretagna è preoccupata che Stati Uniti, Francia e Germania possano spingere l’Ucraina ad ‘accontentarsi’ e a fare concessioni significative attraverso negoziati di pace con la Russia”.

“Una fonte governativa di alto livello ha affermato che si nutrono preoccupazioni sul fatto che gli alleati possano dimostrarsi ‘eccessivi’ nel desiderio di raggiungere un accordo di pace troppo precoce, aggiungendo che un accordo dovrebbe essere raggiunto solo quando l’Ucraina “sarà nella posizione più forte possibile”.

La storia ha il vizio di ripetersi. E a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina, come da considerazione di Giulio Andreotti ormai di uso comune. Ma al di là di tale nefasta possibilità, sulla quale per ora non abbiamo conferme, la visita di Sunak ha comunque avuto un esito più che positivo per Zelensky.

Il caloroso abbraccio con Sunak ne ha infatti rinsaldato l’immagine incrinata dal precedente incidente di percorso. Relegate nell’oblio le menzogne pregresse, l’ex comico, come da copione, può tornare a recitare la sua parte di eroe senza paura.

 

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