5 Ottobre 2023

Ucraina: la sconfitta dei neocon e dell'Europa

Dal golpe del 2014, alla guerra dello stesso anno fino al conflitto attuale. Come i neocon hanno precipitato Kiev nel baratro
Ucraina. La sconfitta neocon
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“Stiamo entrando nella fase finale della debacle trentennale dei neoconservatori statunitensi in Ucraina. Il piano neoconservatore di circondare la Russia nella regione del Mar Nero attraverso la NATO è fallito”. Così Jeffrey Sachs in un articolo pubblicato su Consortium news.

“Quattro eventi hanno infranto le speranze dei neoconservatori per l’allargamento della NATO verso est, verso l’Ucraina, la Georgia e oltre”, dettaglia Sachs.

Guerra persa, territori persi

Il primo è che la Russia sta vincendo la guerra, Il secondo è il “crollo in Europa del sostegno alla strategia neoconservatrice statunitense. La Polonia non parla più con l’Ucraina. L’Ungheria si oppone da tempo ai neoconservatori. La Slovacchia ha eletto un governo anti-neoconservatore” e nei vari Paesi della Ue il sostegno ai leader appiattiti sulla linea neocon sta crollando.

Il terzo fattore è rappresentato dalle difficoltà per l’America a continuare a finanziare l’Ucraina, difficoltà evidenziate dalla recente vittoria dei repubblicani trumpiani alla Camera. Infine, il quarto è rappresentato dall’eventualità di una controffensiva russa, resa possibile dal fatto che le forze ucraine sono state decimate in assalti sconsiderati.

Sull’ultimo punto si può opinare, ché ai russi non conviene attaccare perché potrebbero subire perdite difficilmente gestibili. Ma la possibilità c’è. I russi potrebbero tentare un attacco limitato e potente per ottenere una vittoria simbolica con perdite limitate.

Una pedina che potrebbero giocare nel corso delle presidenziali americane per mettere alle strette i candidati alla Casa Bianca. Una sconfitta secca, pur se simbolica, dell’Ucraina nel teatro di guerra calerebbe come una mannaia sulla campagna elettorale di Biden o di un suo eventuale sostituto, perché suonerebbe come uno scacco della strategia tenuta dai democratici nei riguardi di Kiev.

E, ovviamente, favorirebbe un eventuale candidato repubblicano avverso agli aiuti all’Ucraina, perché tale sviluppo darebbe ragione a tale diniego (al momento, chiunque sia il candidato per i repubblicani, dovrà tenere tale linea se vuole attirarsi il voto dei trumpiani, che sono tanti).

Ma al di là del particolare, la considerazione di Sachs sulla sconfitta “dell’unilateralismo neoconservatore” nei riguardi dell’Ucraina appare esatta.

Più interessante ancora quanto scrive sui disastri prodotti dall’ingerenza neocon in Ucraina in questi anni. Così Sachs: “I neoconservatori statunitensi hanno gran parte della colpa per aver indebolito i confini dell’Ucraina [stabiliti con l’indipendenza] del 1991”.

“La Russia non ha rivendicato la Crimea se non dopo il rovesciamento del presidente ucraino Viktor Yanukovich, [golpe] alimentato dagli Stati Uniti nel 2014. Non solo, la Russia non ha annesso il Donbass dopo il 2014, chiedendo invece all’Ucraina di onorare l’accordo di Minsk II sostenuto dalle Nazioni Unite, basato sull’autonomia del Donbass. Ma i neoconservatori hanno preferito armare l’Ucraina per riconquistare il Donbass con la forza piuttosto che concedere l’autonomia” alla regione.

Se si tiene presente tale dinamica, si comprende come la cessione del Donbass ai russi, che oggi appare destino manifesto, non giungerà a coronamento dell’aggressività, o successo che dir si voglia, delle forze russe, ma discenderà dagli errori dei neoconservatori e della leadership ucraina che ha obbedito supinamente ai loro diktat.

La relatività del dogma dell’integrità territoriale 

E ancora, se da una parte l’Occidente in questa guerra brandisce l’integrità territoriale come fosse un dogma irrevocabile – da cui l’impossibilità di riconoscere come possibilità la cessione di parte dei territori ucraini ai russi – la relatività di tale dogma è dimostrata dalla storia recente.

“La NATO – ricorda Sachs – nel 1999 ha bombardato la Serbia per 78 giorni fino a quando questa non ha ceduto la regione a maggioranza albanese del Kosovo. E nel 2008 gli Stati Uniti hanno riconosciuto il Kosovo come nazione sovrana. Allo stesso modo, il governo degli Stati Uniti ha sostenuto l’insurrezione del Sud Sudan per staccarsi dal Sudan“, riconoscendo successivamente il nuovo Stato. Al catalogo si può aggiungere anche il riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità israeliana sul Golan, che in realtà è siriano. E tanto altro.

Peraltro, tutte queste decisioni sono state prese o accolte con entusiasmo dagli stessi ambiti, neocon e liberal, che oggi propugnano il dogma suddetto.

In altra parte del suo scritto, Sachs delinea alcune prospettive per uscire dal conflitto e ricostruire un’architettura di sicurezza europea. Non le riportiamo perché è ancora presto per dare per chiusa la criticità ucraina e perché le prospettive delineate per l’Europa appaiono un po’ ireniche.

Infatti, l’unilateralismo neoconservatore non ha devastato solo l’Ucraina, che rischia di essere cancellata dalle carte geografiche, ma anche gli Stati europei che hanno seguito, o sono stati costretti a seguire, le strategie irrealistiche quanto perdenti proprie di questo idealismo militante.

Così la sconfitta dell’Ucraina è anche la sconfitta dell’Europa, che pagherà cara questa disfatta, in termini di decrescita economica e depotenziamento geopolitico (Parigi ha già perso la Françafrique…).

Tutto ciò porterà un’instabilità politica nel Vecchio Continente che si spera resti contenuta, pena la genesi di mostri sia di stampo eversivo che autoritario (due facce, in genere, della stessa medaglia). Vedremo.