11 Ottobre 2022

Ucraina: le lacrime da coccodrillo dell'Occidente

ponte di kerch. Ucraina: le lacrime da coccodrillo dell'Occidente
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Continuano i raid russi sulle città dell’Ucraina e aumenta il numero delle vittime, salite a 16. Tale numero indica che i raid sono mirati, altrimenti i morti dovrebbero essere già centinaia. Ed è questa la prima considerazione che va fatta, a fronte delle cronache, seppur giustamente drammatiche, di questi giorni. Mosca, cioè, sta ancora trattenendo, e molto, il suo potenziale.

Non si tratta di relativizzare nulla, i morti sono morti purtroppo, pochi o tanti che siano, ma si tratta di capire cosa sta accadendo perché, in mancanza di una comprensione della realtà, si continuerà a procedere come è accaduto in questi mesi, sospesi in una bolla di informazioni devianti, che obnubila le menti e le incatena nel macabro spettacolo messo su dai produttori delle guerre infinite, che stanno allegramente banchettando sui cadaveri di ucraini e russi.

La Russia aperta a un summit Putin – Biden

Ed è importante capire, appunto, che le operazioni russe sono mirate, benché sia impossibile evitare morti accidentali – sul punto si rimanda alle tante vittime “collaterali” dei bombardamenti americani – perché, tra le altre cose, indica che c’è ancora spazio per un dialogo.

Lo ha detto a chiare lettere lo stesso Lavrov, che ha dichiarato la disponibilità di Putin a un incontro con Biden al prossimo G-20 in Indonesia. che si terrà a metà novembre.

Ma, a quanto pare, non c’è disponibilità sul punto. In Occidente si parla solo di come rispondere all’escalation russa, con l’America che intende inviare nuovi sistemi di difesa aerea e la Ue pronta a obbedir tacendo, nulla importando che più dura questa guerra più si eroderanno i residui spazi di libertà che gli sono rimasti.

Illuminante, in tal senso, un immaginifico articolo di James Pinkerton sul National Interest che prospetta un futuro post guerra ucraina alquanto remoto, che vede un nuovo equilibrio globale, dove si fronteggiano, in una nuova Guerra Fredda, due grandi potenze.

La guerra ha infatti generato due poli: da una parte Nuova Atlantide, nella quale è ormai indistinto il confine tra Europa e Stati Uniti, con i destini della prima saldamente nelle mani di Washington, e la Terra di Mezzo, con la Cina che ha ormai preso il controllo della Russia, che la guerra ha impoverito tanto da diventare ancillare a Pechino. In questo scenario non c’è Putin, la cui rimozione è il prezzo che Mosca ha dovuto pagare per raggiungere una pace umiliante con Kiev.

Scenario distopico e apparentemente irrealistico, ma va preso in seria considerazione per comprendere cosa hanno in mente certi ambiti. Perché è vero che Nuova Atlantide sta facendo di tutto per avviare un regime-change a Mosca, che è obiettivo dichiarato di questa guerra per procura nella quale l’Ucraina è la vittima sacrificale.

Nulla di nuovo in questo: tutte le guerre infinite non hanno mai conosciuto ipotesi di compromesso o obiettivi limitati, ma rimuovere Milosevic nell’ex Jugoslavia, catturare o uccidere Bin Laden nella campagna afghana, eliminare Saddam in Iraq, Gheddafi in Libia, Assad in Siria etc…

Uno schema che si ripete sempre uguale a se stesso. Come schematici sono anche le motivazioni, sempre ideali, che hanno accompagnato tali guerra. E la massiva disinformazione, parte della quale è volta a eliminare dalle cronache le vittime delle proprie azioni, uno schema che si riproduce anche nel conflitto ucraino nel quale si parla delle vittime dei proiettili russi, ma nulla si dice delle persone uccise dalle forza amiche (nell’area del Donbass controllata dai russi piovono missili sui civili ogni giorno e ogni giorno fanno vittime, ad oggi molte di più di quelle registrate nei recenti raid russi sulle città ucraine… ma basta non parlarne, come se non esistessero).

Ucraina: improvvida gioia e stralunato dolore

Ma l’aspetto più folle di questa macchina infernale è la retorica che si sta spandendo a piene mani. Quando è stato colpito il ponte di Kerch tutto l’Occidente ha esultato come se gli ucraini avessero fatto un goal. Kiev aveva colpito in profondità contro un obiettivo di grande rilievo, evidenziando tutti i deficit delle forze russe, incapaci di difendere l’infrastruttura.

L’attacco veniva celebrato come degno corollario dell’inarrestabile avanzata ucraina, un segnale inequivocabile dell’irreversibile collasso dell’esercito russo. Hanno anche rilanciato con entusiasmo i tweet ucraini che, a commento delle immagini del ponte colpito, allegavano gli auguri a Putin per i suoi settanta anni.

“Buon compleanno, Putin”. E ridevano… tutto come se fosse una soap opera, nulla importando il fatto che era ovvio che la Russia rispondesse con forza a un attentato di quella portata contro il suo territorio (come farebbero gli americani se qualcuno colpisse il ponte di Brooklyn). Nulla importando che quell’attentato aveva fatto tre morti ammazzati e che la risposta ne avrebbe fatti molti di più…

E ora piangono gli ucraini caduti sotto le bombe russe, accompagnando tali lacrime di coccodrillo e la loro tonante indignazione con promesse altisonanti di nuove e più micidiali armi da spedire in ucraina. Nulla importando, anche qui, che ciò non farà altro che aumentare in maniera esponenziale il numero delle persone che cadranno sotto le bombe, russe e ucraine.

Nulla importando che stanno condannando la classe media del Vecchio continente, a meno di qualche mutamento dell’ultima ora, a restrizioni che non avranno eguali nella storia recente (tanto che il Telegraph ha iniziato a dare lezioni di digiuno ai cittadini britannici, basta cenare alle 17 e via…).

A tale classe politica e giornalistica folle, fanno da contrappunto voci isolate, tra cui spiccano quelle di Elon Musk, che ha informazioni di altissimo livello, il quale, dopo aver proposto un piano di pace, ora ha lanciato l’allarme sul fatto che “le probabilità di una guerra nucleare sono in aumento”.

All’esternazione del plurimiliardario si accompagna quella del generale Mike Mullen, già Capo degli Stati maggiori congiunti dell’esercito americano con Obama, il quale ha affermato l’urgenza della pace, prima che il conflitto vada fuori controllo (Responsible Statacraft).

Il generale sa meglio dei tanti ciarlatani che guidano il vapore come funzionano le guerre e ne conosce i rischi. Resta da vedere se tali voci isolate, che parlano a nome di tanti che non hanno il coraggio o la possibilità di farlo, riusciranno farsi ascoltare. Prima che sia troppo tardi.

Ps. A proposito dell’attentato al ponte, GrayZone pubblica ampia documentazione di come i britannici abbiano suggerito agli ucraini di attaccarlo, fornendo loro un piano accurato che evidenziava le criticità e i punti deboli della struttura. Documentazione risultata utile per l’operazione effettuata, anche se in altri modi. Chi volesse approfondire, rimandiamo all’originale. Se ne scriviamo è solo per evidenziare il ruolo di Londra in questa guerra infinita. 

 

 

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