7 Novembre 2022

Washington post e Wall Street Journal: passi distensivi Usa-Russia

jake sullivan e nikolai patrushev. Washington post e Wall Street Journal: passi distensivi Usa-Russia
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“L’amministrazione Biden, attraverso colloqui riservati, sta incoraggiando i leader ucraini a dichiarare la propria apertura a una trattativa con la Russia e ad abbandonare il rifiuto a impegnarsi in colloqui di pace a meno che il presidente Vladimir Putin non venga rimosso dal potere”. Così sul Washington Post.

Il media mainstream, però, tende a ridimensionare la rivelazione, che proviene da fonti interne all’amministrazione, spiegando anzitutto che gli Usa non hanno intenzione di spingere l’Ucraina a negoziare e, in secondo luogo, osservando che tale pressione vuole soltanto evitare che la chiusura totale degli ucraini possa incrementare l’insofferenza verso il sostegno alla guerra già presente in tanti Paesi che stanno soffrendo a causa delle conseguenze nefaste della stessa.

Sullivan parla con Mosca

Il ridimensionamento della rivelazione da parte del WP può fondarsi su basi reali, ma potrebbe anche essere frutto della pressione esercitata sul media dagli ambiti più ingaggiati in questa guerra per procura contro la Russia (non sarebbe la prima volta che i media mainstream soggiacciono a certe sollecitazioni).

La possibilità che ci si trovi di fronte a un tentativo di relativizzare una spinta ad aprire negoziati veri e propri è adombrata da un cenno fugace presente nell’articolo stesso, sommerso e confuso tra analisi e dichiarazioni di segno contrario.

Questo il cenno in questione: “i funzionari statunitensi affermano di ritenere che Zelensky probabilmente avallerebbe i negoziati e alla fine accetterebbe di fare delle concessioni, come peraltro si era detto pronto a fare all’inizio della guerra. Credono che Kiev stia tentando di limitare al massimo le conquiste militari [dei russi] prima dell’arrivo dell’inverno, quando potrebbe aprirsi una finestra per la diplomazia”.

La rivelazione del Wp va di pari passo con lo scoop del Wall Street Journal, secondo il quale il Consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, Jacob Jeremiah (Jake per i media) Sullivan, ha più volte parlato in via riservata con i russi, in particolare con il suo omologo Nikolai Patrushev e soprattutto con Yuri Ushakov, consigliere politico di Putin, allo scopo di “evitare eventuali escalation, di mantenere aperti i canali di comunicazione e di discutere di una soluzione della guerra ucraina.

Evitare la terza guerra mondiale (e non solo)

Insomma, qualcosa di positivo sta accadendo, anche se non se ne comprende bene la portata. Diverse le interpretazioni di tali attività, da quella che vede la decisione di stabilire un dialogo reale Usa-Russia per evitare la guerra atomica (rischiata finora)  a quella che vuole che ci si trovi davanti a una semplice mossa dilatoria, l’apertura cioè di un dialogo fittizio al solo scopo di evitare la controffensiva russa del prossimo inverno, che secondo il colonnello Douglas MacGregor si prospetta disastrosa per l’Ucraina perché nel corso delle recenti “gloriose” offensive ha subito gravissime perdite.

Tra i due estremi potrebbe rinvenirsi una via di mezzo, cioè potrebbe trattarsi di spinta reale volta a dare una calmata all’Ucraina (e non solo a questa) perché non trascini il mondo nella terza guerra mondiale, ma anche l’intenzione aprire di un canale di dialogo permanente con la Russia, sia per evitare l’escalation di cui sopra, sia perché in futuro potrebbe esserci la necessità di chiudere la guerra, se le sorti del conflitto dovessero precipitare a sfavore di Kiev.

Non a caso l’apertura Usa è arrivata dopo che i russi hanno bloccato l’inarrestabile (così i media) controffensiva ucraina e si apprestano ad attaccare a loro volta. Non possono permettersi una disfatta: nel caso la situazione dovesse precipitare, tratteranno un’uscita onorevole degli Stati Uniti dal conflitto, abbandonando Kiev e i suoi leader al loro destino (triste, ovviamente).

La distensione Usa-Russia e il G-20

in effetti, segnali di una piccola, e forse transitoria svolta, si notano anche su altri livelli negli ultimi giorni. Li mette in fila M.K. Bhadrakumar su Indianpunchline in un articolo dal titolo sorprendente: “Non è da escludere un incontro Biden – Putin a Bali“, cioè al G -20 che si terrà in Indonesia.

L’articolo in questione si può sintetizzare in una osservazione: sia i russi che gli americani in questi ultimi giorni hanno evitato di drammatizzare la situazione, attutendo al massimo le notizie che avrebbero potuto acuire le criticità, sia quelle provenienti dal campo di battaglia che quelle emerse a livello mediatico (rimandiamo all’articolo per i dettagli del caso).

Secondo l’analista indiano, il G-20 potrebbe vedere dunque una qualche svolta, sia nella forma di una dichiarazione comune delle grandi potenze sulla necessità di preservare il mondo dall’incubo atomico, sia addirittura attraverso un incontro, anche di breve durata, tra i due presidenti.

Sì, Biden potrebbe sorprendere, anche considerato che non ha nulla da perdere dopo le elezioni di midterm, dal momento che una sconfitta del suo partito, prevista un po’ da tutti, gli preclude la prossima corsa alla Casa Bianca, da cui una certa libertà di manovra. Inutile illudersi, ma coltivare la buona speranza non è esercizio vano. Vedremo.

 

 

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