7 Dicembre 2020

Fiorella Mannoria, Padroni di niente

di Massimo Quattrucci
Fiorella Mannoria, Padroni di niente
Tempo di lettura: 4 minuti

Uno dei più bei dischi della musica italiana è Canzoni per parlare di Fiorella Mannoia, uscito nel 1988. Dieci canzoni, una più bella dell’altra. Tra queste spicca la meravigliosa Il tempo non torna più di Piero Fabrizi ed Enrico Ruggeri. Si canta del tempo che passa, e di cosa può cambiare la vita. 

L’ultima recentissima canzone di Fiorella sembra ripartire da lì. Ma tra Il tempo non torna più e questo Padroni di niente sono passati ben 32 anni e da allora la musica italiana è molto cambiata.

Incatenata dalla dittatura del sistema discografico, si serve dei talent e dei reality per reclutare giovani musicisti aspiranti al successo. Ogni originalità viene annullata e repressa, schiacciata. Il prodotto destinato al mercato risulta monotono e tanti cantanti risultano tutti così uguali.

A volte però qualcosa di diverso riesce a farsi strada, a passare indenne tra le lame del tritacarne dei talent, a dire “ci sono anche io!”. Se poi è Fiorella Mannoia a voltarsi e a raccogliere quel grido, allora vuol dire che la fuga dalla “X prigione” è davvero riuscita.

E il risultato musicale è davvero altro, altro dalla noia ascoltata 24 ore su 24 in radio e Tv. Finalmente qualcuno ha qualcosa da dire.

È il caso di Padroni di niente, scritta da Amara e cantata meravigliosamente da Fiorella. Erika Mineo, in arte Amara, è toscana di nascita, romana d’adozione e assidua frequentatrice di Assisi.

Di talent e reality ne ha fatti più di uno senza avere, per fortuna, grande successo. E allora ha studiato ancora, ha vinto una borsa di studio alla scuola di Mogol ed è riuscita a partecipare a Sanremo in due occasioni: nel 2015 come concorrente e nel 2017 come ospite. Poi l’incontro e l’amicizia con Fiorella e le canzoni scritte per lei (le due hanno un timbro di voce molto simile).

Padroni di niente ha un testo davvero bellissimo, che sembra riprendere i pensieri cantati 32 anni fa, portandoli in terre allora ignote. Fiorella canta il tempo passato, la faccia cambiata e le rughe, e i pensieri, anch’essi cambiati, o forse no.

È un inizio quasi rep, ma meno parlato di quanto richiede quel genere, addolcito dalla grande interprete che Fiorella è ed è sempre stata. Che apre al bellissimo e forte ritornello, tre volte ripetuto, ogni volta con maggior forza: “e poi e poi e poi sarà che quando penso di voler cambiare il mondo poi succede che è lui che invece cambia me, e poi e poi e poi sarà che quando penso di voler salvare il mondo poi succede che è lui che invece salva me”.

Non bastano i buoni propositi, l’impegno, le decisioni. L’uomo si ritrova impotente di fronte al mare del mondo, è “padrone di niente” appunto. Ma gli può capitare quanto ripete il bellissimo ritornello che, partito per salvare il mondo, si accorge di essere a sua volta salvato, da qualcosa di quel mondo che ha un accento diverso e che può toccare il cuore, come questa canzone.

È vero, il tempo non torna, ma Fiorella finalmente è tornata, grazie all’aiuto di qualcun altro (a proposito del mondo che salva…). Anche in musica non basta il talent(o), occorre altro che renda vive e interessanti le note di una canzone.

Fiorella Mannoria, Padroni di nienteDue curiosità. In un’intervista, Amara ha parlato a sua volta del tempo. La sua canzone preferita, infatti, è C’è tempo di Ivano Fossati, perché l’aiuta a ricordare di non aver paura del tempo che passa e che c’è un tempo giusto per tutto, anche per aspettare, come è accaduto a lei.

E infine, se la copertina del Cd (che accompagna la nostra nota) vi ricorda qualcosa, se ha il sapore del già visto, sappiate che l’idea della foto è ripresa dal famoso dipinto del pittore romantico Caspar David Friedrich dal titolo Viandante sul mare di nebbia. I palazzi dei ricchi e le baracche dei poveri hanno qui preso il posto della nebbia e delle montagne del 1818.

 

Passa, certo che passa,
il tempo cammina e lascia la sua traccia
disegna una riga sopra la mia fronte
come se fosse la linea di un nuovo orizzonte.
Cambia la mia faccia cambia,
cambia la mia testa, il mio punto di vista
la mia opinione sulle cose o la gente
cambia del tutto o non cambia per niente.

E poi e poi e poi sarà che quando penso
di voler cambiare il mondo
poi succede che è lui che invece cambia me,
e poi e poi e poi sarà che quando penso
di voler salvare il mondo
poi succede che è lui che invece salva me.

Passa, certo che passa,
l’uomo cammina e lascia la sua traccia
costruisce muri sopra gli orizzonti
stabilisce confini, le leggi, le sorti.
Sbaglia, sbaglia chi non cambia
chi genera paura, chi alimenta rabbia
la convinzione che non cambierà mai niente
è solo un pensiero che inquina la mente.

E poi e poi e poi sarà che quando penso
di voler cambiare il mondo
poi succede che è lui che invece cambia me,
e poi e poi e poi sarà che quando sento
di voler salvare il mondo
poi succede che è lui che invece salva me.

C’è che siamo padroni di tutto e di niente,
c’è l’uomo non vede, non parla e non sente.
Qui c’è gente che spera in mezzo a gente che spara
e dispera l’amore,
qui c’è chi non capisce che prima di tutto
la vita è un valore.

E se fosse che stiamo davvero sbagliando
e facendo il più brutto dei sogni mai fatti?
E se fosse che stiamo soltanto giocando
una partita di scacchi tra il nero ed il bianco,
il nero ed il bianco?

E poi e poi e poi sarà che quando penso
di voler cambiare il mondo
poi succede che è lui che invece cambia me,
e poi e poi e poi sarà che quando sento
di voler salvare il mondo
poi succede che è lui che invece salva me.

C’è che siamo padroni di tutto e di niente,
c’è l’uomo non vede, non parla e non sente.
Qui c’è gente che spera in mezzo a gente che spara
e dispera l’amore,
qui c’è chi non capisce che prima di tutto
la vita è un valore.

 

Fiorella Mannoia, Padroni di niente.

Fiorella Mannoi, Il tempo non torna più.

Ivano Fossati, C’è tempo.

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