Gaudenzio, l’Assunzione di Saronno
Tempo di lettura: 2 minutiImpossibile immaginare una festa più grande di quella a cui si assiste alzando la testa per guardare la fantasmagoria di angeli dipinti da Gaudenzio Ferrari sulla cupola del santuario della Vergine dei Miracoli a Saronno. È festa vera, perché ciascun angelo (sono ben 86) ha uno strumento musicale, ognuno diverso dall’altro, e tutti stanno evidentemente suonando: e chi non suona, ha la bocca spalancata nel canto.
Ma perché tanta festa? Lo si capisce allargando di poco lo sguardo: alla base della parte dipinta della cupola, sempre in alto, c’è una grande statua di Maria vestita d’azzurro con il viso puntato verso l’alto. È puntato verso il Padre che occupa il centro, cioè sta al cuore della festa e ne è in un certo senso il regista.
Gaudenzio Ferrari era stato il grande artefice del Sacro Monte di Varallo e quindi sapeva bene quale potenziale di commozione e di coinvolgimento potesse essere generato da questa commistione tra pittura e scultura. Qui a Saronno il vortice degli angeli e della musica che suonano predispone una festa clamorosa per l’arrivo in cielo di Maria; una festa adeguata per quel segno unico di predilezione nei suoi confronti.
Se aggiungiamo poi il fatto che i suoni che ovviamente non sentiamo trovano comunque un correspettivo meraviglioso nella felicità e varietà cromatica, possiamo capire che questa è vera festa, senza “se” e senza “ma”. Quanto a Maria, si predispone a salire e a ricongiungersi con suo Figlio con tutta la bellezza ma anche il peso del suo corpo (la statua è di quasi 5 metri di altezza): questo è l’altro aspetto che il genio così umano di Gaudenzio ci mette davanti agli occhi.
Maria che viene assunta è la stessa donna di Nazareth, è la stessa madre che ha sofferto sotto la croce. Non è una Maria trasfigurata o spiritualizzata; è l’Assunzione di lei nella sua concretezza e tenerezza. Per questo è giusto fare una grande festa. Anche noi stando là sotto siamo invitati. Tanto che è ci difficile staccare lo sguardo e allontanarci da quella predisposizione di paradiso. Provare per credere…

