17 Gennaio 2014

Il Papa, la normalità e la mondanità che chiude il cuore

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Pieter van Aelst (1502-1550), Emmaus

«La normalità della vita esige dal cristiano fedeltà alla sua elezione e non venderla per andare verso una uniformità mondana. Questa è la tentazione del popolo, e anche la nostra. Tante volte, dimentichiamo la Parola di Dio, quello che ci dice il Signore, e prendiamo la parola di moda, no?, anche quella della telenovela è di moda, prendiamo quella, è più divertente! L’apostasia è proprio il peccato della rottura con il Signore, ma è chiara: l’apostasia si vede chiaramente. Questo è più pericoloso, la mondanità, perché è più sottile». Così il Papa nell’omelia della messa celebrata presso la Casa Santa Marta il 17 gennaio.

«È vero che il cristiano deve essere normale, come sono normali le persone», ha spiegato Francesco, «ma ci sono valori che il cristiano non può prendere per sé. Il cristiano deve ritenere su di sé la Parola di Dio che gli dice: “Tu sei mio figlio, tu sei eletto, io sono con te, io cammino con te”». Resistendo quindi alla tentazione di considerarsi vittime di «un certo complesso di inferiorità» rispetto al mondo.

«La tentazione viene e indurisce il cuore – ha proseguito – e quando il cuore è duro, quando il cuore non è aperto, la Parola di Dio non può entrare. Gesù diceva a quelli di Emmaus: “Stolti e tardi di cuore!”. Avevano il cuore duro, non potevano capire la Parola di Dio. E la mondanità ammorbidisce il cuore, ma male: mai è una cosa buona il cuore morbido! Il buono è il cuore aperto alla Parola di Dio, che la riceve. Come la Madonna, che meditava tutte queste cose in cuor suo, dice il Vangelo. Ricevere la Parola di Dio per non allontanarsi dall’elezione».

 

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