16 Ottobre 2015

I pericoli della crisi economica

I pericoli della crisi economica
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«Gli Stati Uniti rischiano la svolta autoritaria, e l’Europa il ritorno ai nazionalismi che avevano provocato le due guerre mondiali, se non affronteranno i loro problemi economici con un riformismo che metta il sistema al servizio di tutti». Così l’economista Robert Reich in un’intervista rilasciata a Paolo Mastrolilli per la Stampa del 15 ottobre.

 

Nel mondo aumenta la diseguaglianza tra ricchi e poveri, dal momento che «la globalizzazione ha trasferito parecchi lavori della classe media in Paesi dove i salari sono più bassi», che la tecnologia ha resi obsoleti molti posti di lavoro e perché «le persone più ricche hanno acquistato una forte influenza politica con cui hanno riscritto le regole del capitalismo a loro favore». Si è creato un sistema che non è al servizio di tutti i cittadini ma di alcuni, che ha generato un forte «sentimento anti-establishment». Un sentimento che può trovare sbocco nel «populismo riformista» oppure può spingere le masse ad abbracciare una soluzione di tipo «autoritario». Una «possibilità», quest’ultima, che secondo Reich vale anche per gli Stati Uniti d’America.

 

Nota a margine. Analisi interessante perché evidenzia l’urgenza di dare risposte reali alla crisi economica, ad oggi affrontata con una leggerezza assurda (in fondo l’unica misura reale è stampare soldi… idea che avrei potuto avere anche io…) in attesa che magicamente, solo stampando soldi, si inneschi una inversione di tendenza che ovviamente non arriva. Cosa che si spiega proprio per quel cenno di Reich, ovvero che a scrivere le regole della politica economica (e non solo di quella) sono gli stessi ambiti che hanno provocato la crisi, un cenacolo ristretto di grandi capitalisti per i quali tale crisi è stata ed è fonte di nuove opportunità.

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