21 Maggio 2026

Iran. Ahmadinejad, il nemico prediletto di Netanyahu

Il NYTimes ha rivelato che il regime change che Israele e Stati Uniti hanno provato a innescare a seguito dell'attacco aveva come scopo di mettere a capo dell'Iran l'ex presidente Mahmud Ahmadinejad, l’ex “nemico perfetto” che non lasciava passare giorno senza provocazioni contro Israele e Usa o visite ai siti nucleari.
di Davide Malacaria
Iran. Ahmadinejad, il nemico prediletto di Netanyahu
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Ieri telefonata tesa tra Trump e Netanyahu, ha riferito Axios, aggiungendo che quest’ultimo, al termine, era “furioso”. A irritare il premier israeliano il tentennamento del suo interlocutore, che continua a trattare con l’Iran invece che bombardare.

New Iran peace proposal triggers tense Trump-Netanyahu call

Peraltro, le trattative si sono fatte serrate. L’America ha risposto alla proposta iraniana e Teheran sta esaminando la controproposta. Intanto si intensifica l’attivismo del Pakistan, mediatore ufficiale tra le parti: in questa settimana il ministro degli Interni pakistano Syed Mohsin Naqvi si è recato per ben due volte in Iran e oggi è la volta del Capo di Stato Maggiore Asim Munir, uomo chiave dei negoziati grazie ai suoi rapporti con i Guardiani della Rivoluzione.

A segnalare progressi nei colloqui, oltre a Trump, il vicepresidente J.D. Vance. Non sono tanto le sue parole a suscitare interesse, quanto il fatto che negli ultimi giorni ha rilasciato diverse dichiarazioni sul dossier iraniano. Sembra cioè riemerso dal lungo oblio successivo all’inizio delle ostilità, che avevano brutalmente chiuso le trattative pregresse che era stato chiamato a guidare su richiesta degli iraniani.

Non che da allora non abbia più parlato dell’Iran, ma fino a una settimana fa si era defilato al contrario del recente protagonismo. Protagonismo relativo, ovvio, dal momento che la scena è sempre di Trump e delle sue allucinate esternazioni. Resta che l’intensificarsi del dialogo sottotraccia Usa-Iran non assicura nulla. Le bombe continuano a incombere.

In attesa, esplode la bomba mediatica: il New York Times ha rivelato che il regime change che Israele e Stati Uniti hanno provato a innescare a seguito dell’attacco aveva come scopo di mettere a capo dell’Iran l’ex presidente Mahmud Ahmadinejad.

Early War Goal Was to Install Hard-Line Former President as Iran’s Leader

Una scelta davvero insolita, annota il Nyt, perché l’ex presidente è stato il leader politico più ostile a Israele e Stati Uniti mai salito al potere in Iran. Ripeteva come un mantra che era necessario “cancellare Israele dalle mappe”, fu un “convinto sostenitore del programma nucleare” e ordinò una violenta “repressione del dissenso interno”.

In verità la sintesi del Nyt non rende appieno ragione del personaggio, che fu protagonista assoluto della narrazione sulla asserita “minaccia” nucleare iraniana. Va ricordato che il programma atomico iraniano fu avviato, per ironia della sorte, dagli Stati Uniti, che nel 1957 donarono il necessario allo scià Mohammad Reza Pahlavi.

La rivoluzione islamica ereditò il programma e vi continuò a lavorare, ma nel 2003, rompendo le ambiguità sul tema, l’ayatollah Ali Khamenei emanò una Fatwa contro lo sviluppo dell’arma nucleare. Sembrava finita, con Netanyahu che vedeva sfumare la sua crociata contro l’Iran che fomentava da metà degli anni ’90.

Invece, nel 2005 arrivò la presidenza di Ahmadinejad che si produsse in provocazioni continue contro Israele e Stati Uniti. Le sue intemerate contro i nemici dell’Iran, le sue visite alle strutture interessate al programma nucleare erano all’ordine del giorno (foto di apertura). Una provocazione continua, un invito a sommergere il Paese di bombe. Netanyahu aveva il nemico da lungi agognato e da allora la narrativa della minaccia del nucleare iraniano non ha mai smesso di martellare.

L’aspetto che rende ancora più bizzarra la predilezione di Netanyahu per l’ex presidente iraniano lo accenniamo riprendendo una nota dell’International Holocaust remembrance Alliance: “Nella recente riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, ha dichiarato la necessità di una commissione di esperti per esaminare l’esistenza del cosiddetto Olocausto (Shoah – il genocidio degli ebrei per mano della Germania nazista e dei suoi collaboratori). In precedenti dichiarazioni, il Presidente iraniano ha ripetutamente messo in dubbio l’esistenza stessa dell’Olocausto. Inoltre, in Iran l’Olocausto è stato oggetto di scherno in un concorso di vignette satiriche, il cui vincitore è stato proclamato di recente; la vignetta in questione paragonava Auschwitz a Israele, falsificando così sia il passato che il presente”.

2006 Declaration About Iranian President’s Statements on the Holocaust

Era il 2006 quando Ahmadinejad si attirò questa critica, una delle tante sul tema. Infatti, sarebbe rimasto al potere fino al 2013 continuando a declinare in vario modo le sue provocazioni.

Un’altra bizzarria del personaggio, anche se non paragonabile alla pregressa, la si ricava da quanto riportava il World Jewish Congress nel 2009: “Secondo alcune fonti, Mahmoud Ahmadinejad sarebbe nato in una famiglia ebrea convertitasi all’Islam quando lui aveva quattro anni. Il quotidiano britannico Daily Telegraph riporta che il cognome originale della famiglia Ahmadinejad era Sabourjian, che in Iran è ufficialmente riconosciuto come un cognome ebraico e significa ‘tessitore di stoffe’. Il giornale ha pubblicato una foto del presidente iraniano, scattata durante la campagna elettorale dello scorso anno, in cui mostrava il suo documento d’identità con il cognome precedente della sua famiglia. Ahmadinejad non ha mai negato che la sua famiglia abbia cambiato cognome quando si trasferì a Teheran negli anni ’50”.

Iranian President Ahmadinejad born Jewish, newspaper reports

Insomma, il senso di Netanyahu per Ahmadinejad è di lunga data. Non stupisce che lo abbia prediletto per il suo recente tentativo di regime change. Un piano fallito, riferisce il Nyt, per un errore di Israele. Al momento dell’attacco contro l’Iran, Ahmadinejad era agli arresti domiciliari e si pensò di liberarlo bombardando l’edificio. Ma l’esplosione lo ferì mandando tutto in fumo. Ricostruzione che però non convince: non si libera qualcuno da un carcere bombardando la prigione…

Due opzioni. La prima: quando la macchina bellica si è avviata Ahmadinejad era ancora libero, ma, in prossimità dell’attacco, le autorità iraniane, avendo avuto contezza della manovra, lo hanno arrestato. Non si poteva più fermare la macchina, da cui il rischioso ripiego.

Seconda: Le autorità di Teheran hanno capito tutto e, mentre le bombe facevano strame del Paese, hanno deciso di eliminare il traditore riuscendovi in parte. Ma sono particolari secondari, quel che conta è il senso di Netanyahu per il prode Ahmadinejad. Davvero bizzarro… Incuriosisce un altro cenno del Nyt: “Persone vicine ad Ahmadinejad sono state accusate di avere legami troppo stretti con l’Occidente o, addirittura, di spiare per conto di Israele”.

 

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