28 Ottobre 2017

La crisi spagnola è, insieme, crisi europea

La crisi spagnola è, insieme, crisi europea
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Rajoy e Puigdemont, altri tempi…

Interessante riflessione di Stefano Lepri sul Corriere della Sera del 28 ottobre sulla crisi spagnola. Dopo aver spiegato che l’appello alla tranquillità del premier Mariano Rajoy non è affatto sufficiente a rispondere alla situazione, si chiede se si poteva evitare il precipitare degli eventi.

«L’essenza stessa delle autonomie spagnole», spiega, «e la trama dello Stato democratico costruito dopo gli anni oscuri del franchismo sono molto lontane, concettualmente, dall’avventurismo della rottura».

Né in Europa può esistere un «nazionalismo positivo» e che vada contro i principi costituzionali, il rispetto degli assetti pacifici e produca disgregazione. In questo senso, quello delle autorità catalane «è un errore imperdonabile».

La storia di questi ultimi decenni, continua, «insegna che si può negoziare su tutto e che si deve negoziare anche con quelli che possono essere ritenuti nemici. Chi non lo ha fatto ha sbagliato».

«È forse inutile dire che il governo di Madrid […] ha maggiori responsabilità dei suoi avversari. Le passeggiate del presidente del governo nel giardino della Moncloa con il suo cane Rico avrebbero dovuto produrre qualche riflessione in più. E l’inspiegabile repressione [durante il referendum ndr] nelle strade di una Barcellona pacifica ha confuso, come spesso accade, la bilancia dei torti e delle ragioni».

Ma al di là dell’analisi su quanto avvenuto, interessante soprattutto il passaggio sull’Unione Europea che ad oggi «ha assistito alla crisi sul palco bruxellese degli spettatori». Certo, spiega Lepri, era difficile intervenire in questa disfida senza provocare «precedenti pericolosi. Ma situazioni eccezionali richiedono sforzi di intelligenza eccezionali».

E, dopo aver stigmatizzato la dichiarazione del presidente della Ue, Donald Tusk, che ha affermato che «non è cambiato niente» [peraltro è sintomatico dell’inettitudine del personaggio, scelto proprio per la sua insignificanza ndr], conclude: «No, è cambiato tutto. Si tratta ora di ricostruire, non più di tenere insieme. A Madrid e a Barcellona si deve fare un passo indietro, l’Ue deve farne molti altri in avanti. Anche fuori dai sentieri tracciati».

Oggi parlare di crisi catalana o spagnola è riduttivo. In realtà la lacerazione che sta dilaniando il Paese iberico è, insieme, una crisi europea. E lo è diventata anche a causa dell’immobilismo della Ue. Si spera in correttivi in tal senso.

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