16 Gennaio 2013

La "guerra santa" e il narcotraffico

La "guerra santa" e il narcotraffico
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«Per contenere l’avanzata dei gruppi radicali in Shael è necessario stroncare l’alleanza tra jihad e narcotraffico». A parlare è l’ex segretario generale del’Onu Kofi Annan e a riportare le sue dichiarazioni è un articolo della Stampa del 16 gennaio di Francesco Semprini.

Scrive Semprini: «L’ex segretario generale dell’Onu parta di “Shael route”, ovvero la rotta del Sahel, percorsa dai convogli carichi di droga diretti in Europa. “La regione è diventata, per la cocaina sudamericana, un’agevole porta d’ingresso al Vecchio continente”, avverte, definendo quella tra i narcos e i gruppi che gravitano nell’orbita qaedista, tra cui Ansar Dine e Mujao, una vera e propria partnership d’affari. I cartelli fanno arrivare la droga in Europa attraverso canali “sicuri”, evitando le rotte battute dall’antidroga e i controlli dei porti. I jiahdisti garantiscono il passaggio indisturbato dei carichi di cocaina sui territori da loro controllati in cambio di compensi da reinvestire nella “guerra santa”».

 

 

 

Nota a margine. Parole istruttive, quelle di Annan. Anche per capire che più che scontro di civiltà che opporrebbe cristianesimo e islam, quello che sta avvenendo da diversi anni è lo scontro di due civiltà, quella Occidentale e quella Araba, sfidate da potenti organizzazioni criminali che si alimentano a vicenda, disposte a tutto pur di destabilizzare e trovare nuove vie di profitto e di potere.