29 Gennaio 2014

L'Arabish e le primavere arabe

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Arabish è il termine che si usa per identificarlo: è il linguaggio arabo veicolato dai social network e dai cellulari. Usa caratteri latini e numeri al posto delle lettere arabe, in genere assenti dai mezzi di comunicazione via web. E risulta incomprensibile agli arabi che parlano l’idioma tradizionale del loro Paese. Un linguaggio ormai diffuso dappertutto nel mondo arabo, come spiega Edoardo Castagna sull’Avvenire del 28 gennaio, che sul punto ha interpellato Daniele Baglioni ricercatore dell’Università di Venezia. «L’Arabish è stato ampiamente utilizzato nel corso delle Primavere arabe: era in questo modo che i manifestanti si davano convegno per le adunate in piazza, coordinavano i movimenti, scambiavano informazioni e valutazioni», spiega il ricercatore al cronista. Per Castagna l’utilizzo dell’Arabish in quella temperie è stato casuale, dal momento che era il modo normale di comunicare dei giovani. E però, data la complessità della codificazione, Castagna spiega: «Non stupisce quindi che, durante le primavere arabe, le forze dell’ordine che intercettavano messaggi scritti in questo modo faticassero a orientarsi». Un linguaggio cifrato, quindi, che ha permesso la mobilitazione di milioni di persone e mandato in tilt le forze di sicurezza dei vari Paesi arabi (ma non potevano chiedere aiuto a qualche ragazzo, se era così diffuso?).

Ha ragione Castagna: l’Arabish non è nato per innescare le Primavere arabe, pure impossibili senza il web. Ma certo è stato provvidenziale per quanti hanno organizzato e alimentato le rivolte delle masse arabe. Se non ci fosse stato si sarebbe dovuto inventarlo a tavolino.