26 Luglio 2025

L'harakiri di Zelensky

di Davide Malacaria
L’harakiri di Zelensky
Tempo di lettura: 4 minuti

La mossa di Zelensky, di prendere il controllo dei cosiddetti apparati anti-corruzione, la NABU (ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina) e la (SAPO) (la Procura specializzata anticorruzione, organo investigativo della NABU), gli si è ritorta contro, ledendo non poco la sua immagine eroica, frutto della propaganda occidentale che di tale eroe aveva bisogno per contrapporlo ai malvagi invasori russi.

Presto le piazze, mute sul genocidio che si sta perpetrando contro il popolo ucraino, i cui cittadini sono spediti al fronte senza soluzione di continuità perché questa guerra all’ultimo ucraini prosegua a maggior gloria dell’Occidente, si sono riempite di dimostranti, come ai tempi di Maidan.

Un’ondata di piena come allora e, come allora, la gestione della piazza era eterodiretta, ché la NABU e la SAPO erano stati creati dai padrini di Kiev e da essi controllate tramite i loro ucraini di fiducia esenti dal controllo statale, per far sì che in Ucraina tutto filasse come doveva filare.

Così, negli anni, aveva tolto di mezzo per via giudiziaria politici, oligarchi e militari che via via risultavano scomodi agli sponsor della guerra e allo stesso Zelensky, ai tempi in cui era marionetta perfetta, nonché di intralcio ai proficui affari che l’Occidente lucrava all’ombra del conflitto grazie al fiume in piena di euro e dollari che vi si riversava.

Ma la marionetta ha provato a tagliare i fili ai quali era avvinto. Una mossa decisa non certo per un improvviso anelito di libertà, propria o del proprio Paese, quanto perché aveva preso atto che il mondo era cambiato e aveva cercato di adeguarsi, ritenendo che poteva farlo e, in tal modo, prendere in mano tutto il potere dell’Ucraina.

Perché la NABU e la SAPO, come tanti altri centri di influenza e di potere eterodiretti dell’Ucraina, erano stati creati dal potere imperiale pregresso, liberal e neocon, in combinato disposto con la leadership europea (britannica e teutonica in particolare, grazie anche ai loro burattini che sembrano guidare Bruxelles), la cui influenza, almeno nel ristretto nel teatro di guerra ucraino, sembrava venir meno con l’avvento di Trump.

Così ha creato il suo nuovo governo, più allineato ai desiderata di Trump e, con una mossa ancora più azzardata, ha deciso di portare sotto il controllo statale i due organismi che vi erano scollegati, che peraltro, da quando aveva dato piccoli – invero piccolissimi – segni di cedimento alle pressioni di Trump per chiudere la guerra – nonostante tutti i contrasti, sono ripresi i negoziati interrotti anni fa – avevano iniziato a indagare su di lui e sul suo cerchio magico.

Non gli andata bene, e Zelensky ha dovuto prendere atto che il potere che lo ha gestito finora è ancora forte. Non solo la reazione furibonda della leadership europea, i volenterosi fautori della guerra infinita, ma anche la condanna solenne da oltreoceano tramite un comunicato vergato dal solito neocon repubblicano Lindsey Graham e dalla democratica Jeanne Shaheen, ambedue membri della Commissione Esteri del Senato, che gli hanno ricordato che sono sempre loro a comandare e che certi fili non si toccano.

Ranking Member Shaheen and Senator Graham Statement Urging Ukraine to Continue Fight Against Corruption

Una reazione che non si aspettava e che ha mobilitato e fatto mobilitare i suoi oppositori interni – Petro Poroshenko, Vitalj Klitschko e la rete di attivisti foraggiata da questi e dai padrini esteri di Kiev.

Una protesta che, peraltro, ha suscitato le simpatie di tanti ucraini, sia i ricchi e potenti spremuti dal governo, sia i poveretti che non ne possono più della guerra e del regime che li bracca fin dentro casa per mandarli a morire al fronte, dove in prima linea l’aspettativa di vita era, due anni fa, di quattro ore, come riferiva la ABC news.

Così Zelensky ha dovuto mestamente ritrattare tutto, ripristinando l’autonomia di NABU e SAPO per riconsegnarli alla gestione estera. Resta il vulnus alla sua autorità e soprattutto la diffidenza dei suoi padrini, che non perdonano quanti tentano di infrangere i patti di sangue che stringono in modalità irrevocabile con i loro servitori.

Così il suo futuro resta incerto. Tanti sono pronti a prendere le redini del vacillante carro ucraino, proponendosi agli sponsor occidentali come più affidabili dell’attuale conducente. Per far questo, peraltro, non c’è neanche bisogno di sostituire il presidente, avvicendamento che sarebbe controproducente per l’immagine di Kiev.

Così Boryslav Bereza, vicino al precedente capo di Stato Petro Poroshenko, ha proposto di fare di Zelensky un presidente senza poteri, che verrebbero affidati all’opposizione. Sembra l’inizio di un redde rationem, che, a stare a tanti media consegnati alla guerra senza fine, non risparmierà il capo dello staff del presidente, Andreij Yermak, che negli ultimi tempi ha accresciuto a dismisura il suo potere personale.

Ma tutto questo è Cosa loro e poco ha a che fare con la prosecuzione o meno del conflitto con la Russia, che è mondiale e può essere risolto solo a livello mondiale, ché la leadership di Kiev, qualunque essa sia, può solo assecondare una de-escalation, non certo prevenire (altro errore di valutazione di Trump).

Concludiamo ricordando come in una nota pregressa accennavamo al fatto che il genocidio ucraino corre in parallelo con quello palestinese. In quella nota riportavamo come si fossero aperte possibilità di distensione su ambedue i fronti: da una parte i negoziati ad alto livello di Roma, poi spostati in Sardegna, su Gaza; dall’altra i negoziati di Istanbul tra ucraini e russi, rilanciati da Zelensky subito dopo il varo del nuovo governo a lui più fedele.

Le trattative su Gaza sono andate malissimo, anche se resta un residuo filo negoziale, quelle di Istanbul sono andate meglio di altre volte, con qualche passo in più rispetto allo scambio di prigionieri, ma ovviamente tutto resta ancora in alto mare. E, però, ciò è accaduto prima dei rovesci politici di Kiev. Da vedere se il vulnus politico che Zelensky si è autoinflitto farà collassare anche questo esile filo negoziale.

 

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