23 Giugno 2023

La tragedia del Titan. Di storie commoventi e voli pindarici

La tragedia del Titan. Di storie commoventi e voli pindarici
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La triste storia del batiscafo Titan ha tenuto il mondo con il fiato sospeso. Giorni di ansia, di ricerche affannate, durante i quali media e analisti hanno fatto a gara a capire cosa fosse successo e a raccontare di come i naufraghi del profondo potessero risparmiare aria per tentare di sopravvivere più a lungo.

Di oggi la rivelazione del Wall Street Journal, che riferisce come la Marina degli Stati Uniti abbia captato un segnale che indicava la sua possibile implosione appena perso il contatto radio… e l’hanno rivelato solo dopo il rinvenimento dei detriti del relitto, cioè quando si era ormai capito tutto.

La U.S. Navy sapeva tutto e subito, ma non l’ha detto. Perché l’ha tenuto segreto? Perché ha lasciato il mondo in sospeso, con i media che parlavano di cose senza senso? Non c’era nessun segreto militare da nascondere, si sa che la Marina, non solo quella americana, monitora con attenzione mari e fondali, prossimi e non prossimi.

A volte la fantasia porta a fare voli pindarici, così esponiamo la nostra ipotesi di risposta con tale premessa, senza cioè avere la pretesa di accreditare verità rivelate.

Titan: il volo pindarico

Questo il volo pindarico. La controffensiva ucraina, che tanti avevano preannunciato e atteso per mesi, non va secondo i pronostici enfatici. I rovesci delle forze di Kiev sono sotto gli occhi di tutti.

Ma non bisogna parlarne, perché ciò può suscitare domande, sia sulla necessità di continuare un conflitto senza costrutto e tanto costoso in termini di vite umane e risorse, sia su quanti avevano preannunciato la sicura vittoria. E per nascondere una notizia, la cosa migliore è “coprirla” con un’altra.

La tragedia del Titan, se disvelata subito, sarebbe finita là. Invece, la storia aveva tutte le caratteristiche per diventare una narrazione di primo piano e a lunga scadenza. Un ottimo diversivo.

Un volo pindarico, il nostro, del quale chiediamo scusa ai lettori, al quale ci permettiamo di aggiungere la massima del senatore Giulio Andretti che recita che a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina.

Ida e Isidor Straus

Ma al di là delle fantasie, la tragedia del Titan ha fatto emergere, o riemergere, dal passato una storia che val la pena raccontare perché di conforto sulle possibilità del cuore umano (l’hanno raccontata in tanti, la ripetiamo).

Tra le vittime del Titan, Wendy Rush, i cui avi naufragarono sul Titanic, meta dello sfortunato batiscafo. “Gli antenati della Rush [che perirono] sul Titanic sono forse meglio conosciuti per la loro tragica storia d’amore. I sopravvissuti al disastro testimoniarono di aver visto Isidor Straus rifiutare un posto su una scialuppa di salvataggio perché donne e bambini erano ancora in attesa di fuggire dal transatlantico che stava affondando. Ida Straus, sua moglie da quarant’anni, disse che non avrebbe abbandonato il marito e i due furono visti in piedi, abbracciati sul ponte del Titanic, mentre la nave affondava” (New York Times). I neretti sono nostri.

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