9 Novembre 2022

Ucraina: distensione reale o tattica per rimodulare il conflitto?

Zelensky - foto d'archivio. Ucraina: distensione reale o tattica per rimodulare il conflitto?
Tempo di lettura: 4 minuti

“Il presidente dell’Ucraina ha suggerito di essere aperto ai colloqui di pace con la Russia , attenuando il suo rifiuto di negoziare con Mosca finché il presidente Vladimir Putin sarà al potere, pur attenendosi alle richieste fondamentali di Kiev”. Questo l’incipit di un lancio dell’Associated Press sulle dichiarazioni di Zelensky di ieri.

Una nota che segnala il clima nuovo che si respira in America sul conflitto in corso e che ordini inviati a Kiev in via riservata tramite il Consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan, nei quali si imponeva al comico leader ucraino di cambiare atteggiamento nei confronti dell’opzione diplomatica, sono stati subito eseguiti.

Anche il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price, nel briefing di ieri, ha indugiato sulla soluzione diplomatica della guerra: “Il nostro messaggio è molto semplice ed è che questa guerra deve finire attraverso la diplomazia; deve finire con il dialogo. Anche gli ucraini sono su questa linea”.

Ucraina: diplomazia e armi nucleari

Significativo un altro passaggio di Price; “Non ci sarà una vittoria decisiva sul campo di battaglia”. Tale constatazione realistica finora era stata elusa a tutti i livelli della politica occidentale, attestata finora su due direttrici che non potevano essere messe in discussione: inviare armi e attendere la vittoria dell’Ucraina.

Solo alcuni, pochi in verità, articoli dei media mainstream, dai noi riportati, in base ad anonime confidenze avevano riferito che, in privato, tutti, nell’amministrazione Usa, concordavano sul fatto che la vittoria di Kiev sulla Russia era una mera chimera.

Ora ciò che si poteva dire solo in privato e riferire solo in forma anonima si può dire apertamente: Kiev non può vincere questa guerra. Tradotto: non potrà mai riprendere il controllo di tutti i territori oggi controllati dai russi, cioè la Crimea e gran parte del Donbass.

Allora perché proseguire il conflitto? Al massimo Kiev potrà riconquistare qualche pezzo di terra in più, che potrebbe ottenere al tavolo dei negoziati, dal momento che i russi, se accettano di trattare (disposizione, peraltro, ribadita più volte), sanno perfettamente che dovranno cedere qualcosa.

Al di là di questa follia, che costa sangue al popolo ucraino e causa restrizioni al mondo intero, resta la propensione alla distensione segnalata anche dalla nota dell’AP che abbiamo riportato nell’incipit. Un clima confortato dalla notizia riferita da Antiwar: “Il Dipartimento di Stato ha dichiarato martedì che gli Stati Uniti e la Russia hanno concordato di tenere i colloqui sul nuovo trattato START riguardante il controllo degli armamenti nucleari per la prima volta dall’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio”.

“Il portavoce del Dipartimento di Stato Ned Price ha affermato che una riunione della commissione consultiva bilaterale (BCC), un organismo di attuazione istituito dal New START, dovrebbe tenersi nel ‘prossimo futuro'”.

La notizia, prosegue Antiwar, è giunta “​​​​dopo che il quotidiano russo Kommersant aveva riferito che gli Stati Uniti e la Russia hanno concordato di tenere i colloqui New START nelle ‘prossime settimane’, probabilmente in un paese mediorientale ancora non specificato”.

Insomma, sembra che la terza guerra mondiale, per ora, sia stata evitata. E ci sono speranze che possa avviarsi un processo di pace tra Kiev e Mosca. Una prospettiva che ha due corni, uno fausto e l’altro meno. La prima è, ovviamente, che sia qualcosa di concreto. La seconda…

Rimodulare il conflitto

Ecco, la seconda ipotesi è che tutto ciò che sia solo un espediente dell’amministrazione Usa per rinverdire la narrazione del conflitto che inizia ad appannarsi, come denota il dilatamento dell’insofferenza verso la gestione della guerra e verso lo stesso Zelensky da parte dei cittadini occidentali, per non parlare del rigetto della stessa da parte dei Paesi poveri e in via di sviluppo. Inoltre, potrebbe trattarsi di un espediente per rimodulare gli aiuti all’Ucraina, che iniziano a gravare troppo sui cittadini americani.

A dettagliare questa seconda ipotesi è il Global Times in un articolo del quale riportiamo ampi brani: “Sotto l’impulso degli Stati Uniti, qualora l’Ucraina iniziasse a dialogare con la Russia, i negoziati finiranno con un fallimento, con l’Ucraina che potrebbe usare come pretesto per tale esito il fatto che la Russia non soddisfa le condizioni poste da Kiev, e quindi la colpa del conflitto duraturo tra Russia e Ucraina potrà essere addossato tutta alla Russia”.

“In questo scenario, l’Ucraina sarà considerata la parte costruttiva della crisi ucraina, mentre la Russia quella distruttiva. Di conseguenza, l’Ucraina otterrà sostegni e aiuti più decisi da parte degli alleati europei degli Stati Uniti. In tal modo, l’amministrazione Biden spera che l’Europa finirà col colmare il divario dovuto alla riduzione del sostegno degli Stati Uniti”.

“[…] Gli Stati Uniti non vogliono che il conflitto tra Russia e Ucraina finisca presto. Per la Russia, per l’Ucraina, così come per l’Europa, più lunga è la crisi, più sarà dannosa; mentre per Washington, più lungo sarà il conflitto, più favorevole sarà la sua posizione”.

“Nonostante le economie e l’approvvigionamento energetico dei paesi europei siano pesantemente colpiti dalla crisi in corso, devono fornire all’Ucraina grandi quantità di aiuti militari e finanziari. Questo è ciò che Washington vuole: sfruttare l’Ucraina come una pedina per trascinare in basso sia la Russia che l’Europa; mentre il prezzo per gli Stati Uniti sarà minimo” [un accordo che eviti lo scontro nucleare serve anche a tale scopo, evitando che la paura di un conflitto atomico renda insofferenti i cittadini americani ndr].

Detto questo, Mosca è ben conscia che può trattarsi solo di una tattica dilatoria e certo prenderà le sue contromisure, più o meno efficaci: Quanto all’Europa c’è solo da sperare che la spinta alla pace sia reale, dal momento che i politici della Ue e dei singoli Stati sembrano in balia degli eventi, con margini di manovra sempre più ridotti via via che il conflitto corrode le residue risorse, materiali e spirituali, del Vecchio continente. Vedremo.

 

 

Mondo
1 Marzo 2024
Gaza. La strage del cibo