11 Aprile 2023

Yemen: l'Arabia Saudita decide di avviare negoziati di pace

Il capo del Consiglio politico supremo degli Houthi, Mahdi al-Mashat, incontra le delegazioni dell'Arabia Saudita e dell'Oman. Yemen: l'Arabia Saudita decide di avviare negoziati di pace
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La guerra in Yemen potrebbe finalmente concludersi. L’Arabia Saudita ha deliberato di chiudere il conflitto ed elaborato una proposta di pace. Ha quindi inviato una propria delegazione a Sanaa per rendere partecipe il governo locale – sostenuto da Riad e riconosciuto a livello internazionale – del piano suddetto, che potrebbe porre fine al conflitto iniziato nel 2014 e che ha causato 400mila vittime.

“La proposta – spiega The Cradle – prevede una proroga di sei mesi della tregua mediata dalle Nazioni Unite, la fine dei i combattimenti su tutti i fronti, negoziati diretti mediati dalle Nazioni Unite tra il governo yemenita e gli Houthi e un periodo di transizione di due anni. Dopo l’approvazione del piano da parte del governo yemenita, i delegati dell’Oman e dell’Arabia Saudita, giunti a Sanaa nel fine settimana, hanno portato la proposta all’attenzione dei più importanti leader Houthi”.

Yemen: gli Houti aperti ai negoziati

Quest’ultimo passo è il più importante, dal momento la proposta deve essere accolta dagli Houti, che si sono ribellati al governo filo-saudita di Sanaa appoggiato sempre più pesantemente da Riad che, sotto l’egida di Washington, ha trascinato in questa nefasta impresa una composita alleanza di Paesi.

Punto controverso della proposta saudita è il ruolo che essa conferisce al governo di Sanaa, al quale gli Houti non riconoscono alcuna legittimità, dal momento che lo ritengono, non a torto, un fantoccio di Riad.

Su quest’ultimo punto gli Houti, per bocca di Mohammed al-Bukaiti, hanno già espresso la propria contrarietà, anche se hanno aggiunto di restare aperti ai negoziati. Anche l’Iran, che sostiene i ribelli, si è felicitato dell’iniziativa di Riad.

Nella proposta, anche la fine del feroce embargo che da anni attanaglia lo Yemen e che ha ucciso quanto e più della guerra stessa portando la popolazione allo stremo, e il ritiro delle forze saudite dal Paese.

“È troppo presto per dire con certezza che i negoziati a Sanaa avranno successo, ma è chiaro che un’atmosfera di pace aleggia sulla regione, il che dà motivo di ottimismo e speranza”, ha dichiarato al-Bukaiti, che pure ha espresso le perplessità di cui sopra.

Da notare che la svolta in Yemen è avvenuta dopo che l’Arabia Saudita si è sganciata dalla tutela di Washington per avvicinarsi alla Cina. Riposizionamento geopolitico che alcuni giorni fa l’ha portata anche ad aderire alla Shanghai Cooperation Organization, che fa riferimento a Pechino.

In realtà, il principe ereditario saudita, Mohamed Bin Salman, che detiene le redini del potere a Riad, da tempo avrebbe voluto sganciarsi da questa guerra, da lui voluta ma nella quale si era ormai impantanato, ma gli è stato impedito dai suoi sponsor. Infatti, Washington non voleva consegnare una vittoria all’Iran né perdere le ricche commesse saudite che la guerra procurava alla sua industria bellica.

Libera dalla tutela Usa, riannodati i rapporti con l’Iran, Riad può dunque porre fine al dissennato intervento nel Paese confinante. Ma non vuole perdere la faccia, da cui la richiesta di un ruolo anche per il governo di Sanaa, che ha difeso così strenuamente.

Sta ai mediatori internazionali, ma soprattutto a Teheran, convincere gli Houti ad accettare questa richiesta saudita, eventualmente modulata perché sia più accettabile. C’è spazio e tempo perché ciò avvenga.

L’ira degli Stati Uniti per la distensione mediorientale

La proposta di pace saudita è un altro tassello di un processo distensivo che sta attraversando il Medio oriente e che vede i Paesi sunniti riannodare i rapporti con l’Iran e la Siria, prima acerrimi nemici. A tale distensione dedica un articolo Ron Paul, nel quale annota: “La pace sta scoppiando in Medio Oriente e Washington non ne è affatto contenta!”.

“Per le persone normali – scrive Ron Paul – l’idea che la pace stia letteralmente scoppiando in Medio Oriente è una cosa meravigliosa. Ma Washington è tutt’altro che normale. La scorsa settimana il presidente Biden ha inviato il suo direttore della CIA, William Burns, in Arabia Saudita in una visita a sorpresa”.

“Secondo i resoconti della stampa, Burns è stato inviato per esprimere la sorpresa e la frustrazione di Washington per gli accordi di pace in corso. la squadra della politica estera di Biden ‘è rimasta spiazzata’ dall’improvvisa iniziativa dell’Arabia Saudita tesa ad andare d’accordo con i Paesi confinanti”.

“Washington si è risentita del fatto che l’Arabia Saudita inizierà a commerciare con la Siria e l’Iran perché questi due paesi sono ancora soggetti alle ‘paralizzanti’ sanzioni statunitensi. Mentre questi paesi, uno alla volta, iniziano a ignorare le sanzioni imposte dagli Stati Uniti, l’intera politica estera degli Stati Uniti viene esposta come una tigre di carta – solo spacconate e minacce”.

“Gli sviluppi che si registrano in Medio Oriente rivelano, inoltre, uno sporco segreto della politica estera degli Stati Uniti. Washington ha usato per molti anni la strategia del ‘divide et impera’ per mettere i paesi del Medio Oriente – e altrove – l’un contro l’altro armati. Sanzioni, operazioni segrete e rivoluzioni colorate sono state utilizzate per assicurarsi che questi paesi non andassero d’accordo tra loro e che Washington DC controllasse quanti gestivano lo spettacolo”.

Gli Usa hanno ancora frecce al loro arco, con annessi rischi per la distensione di cui sopra.

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