Zelensky abbassa le pretese. Ma, nella notte, arriva l'attacco a Sochi
Tempo di lettura: 4 minutiNell’intervista del 6 settembre alla ABC news, Zelensky ha ridefinito i termini della vittoria del suo Paese: “L’obiettivo di Putin è occupare l’Ucraina, vuole, ovviamente, occuparla completamente. Questa è la vittoria per lui. E finché non ci riuscirà, la vittoria sarà dalla nostra parte. Ecco perché per noi sopravvivere è una vittoria. Finché sopravviveremo con la nostra identità, con il nostro Paese, con la nostra indipendenza”.
Atteso che la Russia non ha alcun interesse a conquistare tutta l’Ucraina, dal momento che controllarla la dissanguerebbe (attentati e tanto altro), quello di Zelensky è un ripiegamento netto rispetto alle pretese pregresse: nessun riferimento alla riconquista dei territori perduti, né un accenno agli altri irrealistici obiettivi squadernati finora, come la richiesta di danni di guerra alla Russia e fantasmagorie similiari.
Un ammainabandiera mesto dopo tanta isterica, quanto irrealistica, prosopopea. Ora che ha preso coscienza della sconfitta resta solo da capire quando e come si farà la pace. La ragione dovrebbe indurlo ad accelerare i tempi, dal momento che ogni giorno muoiono persone, ma la razionalità da tempo non abita più a Kiev. E c’è sempre il rischio che, se cede, qualcuno lo faccia fuori (minacce in tal senso sono già pervenute).
La “fine del tunnel”, come da dichiarazione di Putin, sta seminando nervosismo nella politica ucraina, come segnala il divieto imposto agli ex diplomatici di viaggiare all’estero, chiusura delle frontiere alle quali è scampato l’ex ministro degli Esteri Dmytro Kuleba che, prima che la norma diventasse operativa, è fuggito in Polonia. Evidentemente, temono che la libertà di cui tali funzionari possono godere all’estero li porti a dire cose sgradite a Kiev.
E si prospettano tempi ancora più bui: lotte politiche all’ultimo sangue, alimentate dal ritorno alla vita civile dei soldati, molti dei quali provenienti dai battaglioni neonazisti, e dalle durissime condizioni economiche, ché nessuno aiuterà Kiev nonostante le promesse… il nervosismo tracimerà.
Un’isteria segnalata anche dalla recente sceneggiata sull’attacco al Palazzo del governo da parte dei russi. Non siamo i soli a reputare che sia sia trattato di una messinscena. Lo ha detto esplicitamente Oleksiy Arestovych: “Con tutto il rispetto per l’edificio del Governo […] con le sue mura spesse un metro, un Iskander, anche se non fosse esploso, avrebbe causato più danni”.
Il Consiglio dei ministri è solo una “fotocopiatrice” delle decisioni prese alla Bankova o alla Rada, ha aggiunto l’ex Consigliere di Zelensky, accennando come sia inspiegabile che i russi l’abbiano scelto come obiettivo.
“Ci hanno mostrato un set”, ha concluso tranchant, una messinscena che serviva per fomentare la rabbia contro i russi. L’accaduto, ha aggiunto, gli ha ricordato quando Kiev fece esplodere la notizia bomba di un attacco russo alla centrale nucleare di “Chernobyl mentre si teneva la Conferenza di Monaco”, presenti tutti gli sponsor dell’Ucraina per sostenerne lo sforzo bellico. “Nessuno reagì a quell’attacco a margine della Conferenza, anzi alcuni addirittura si misero a ridere sguaiatamente”.
E, tornando all’asserito attacco al palazzo governativo, ha ripreso: “Nessuno ci ha creduto, non c’è stato nessuna reazione. Forse stavano cercando di fare un po’ di scalpore. Ma nessuno si è scaldato”.
Su tale attacco abbiamo scritto ieri, riferendo che il sindaco di Kiev Vitali Klitschko, nell’immediatezza, aveva osservato sui social che sul palazzo erano caduti frammenti di un drone abbattuto dalla contraerea ucraina (quindi, non era l’obiettivo dell’attacco).
Tanto che, per giustificare il fatto che nei relativi filmati non c’erano tracce di esplosione, che avrebbero dovuto vedersi se fosse stato colpito da un drone, Kiev ha poi parlato di un attacco di un Iskander rimasto inesploso, i cui serbatoi avrebbero innescato l’incendio. Le dichiarazioni di Arestovich confermano la ricostruzione di Klitschko, con l’aggiunta di una messinscena successiva. Una pietra tombale sull’accaduto.
Ma, benché non abbia avuto l’attesa eco, tutto ciò serviva anche a giustificare quanto accaduto successivamente: nella notte i droni ucraini hanno attaccato Sochi mentre Putin si trovava nella sua residenza, dalla quale aveva tenuto una riunione online dei Brics.
Lo ha comunicato il governatore della regione di Krasnodar e lo ha confermato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che l’attacco, in realtà non massivo, non ha interferito con l’attività dello zar.
Resta che si è trattato di una minaccia diretta al presidente della Russia, potenza che ha il maggior numero di testate nucleari al mondo, e teleguidata dall’intelligence occidentale, ché gli ucraini non sono in grado di fare attacchi del genere. Una follia totale…
Gli sponsor di questa guerra infinita non si rassegnano e cercano di sfruttarla fino in fondo nella speranza di farla proseguire e ampliarne la portata. Ciò nonostante il fatto che tutti gli indicatori segnalino l’Endgame, con Trump che, nonostante la messinscena di ieri, ha ribadito che presto parlerà con Putin, mentre il fronte ucraino si avvicina ogni giorno di più al collasso, anche perché i russi nell’ultimo mese hanno intensificato gli attacchi ai depositi di munizioni e alle altre infrastrutture chiave dell’esercito ucraino.
Nel frattempo, va segnalato che dopo l’apertura delle frontiere ai giovani tra i 18 e i 22 anni, prima precluse, il Paese registra un esodo di massa degli uomini di questa fascia di età. Gli allarmi che riecheggiano nella politica ucraina sul fatto che non torneranno più si moltiplicano e non appaiono infondati.
Così l’ennesima guerra infinita made in neocon ha distrutto un’altra nazione, dopo la Libia e la Siria (e la Palestina, alla quale è andata peggio)… previsione peraltro facile, l’avevamo fatta anche noi, nel nostro piccolo.
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