17 Aprile 2018

I media al tempo dei neocon

I media al tempo dei neocon
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Quanto avvenuto nel recente attacco alla Siria appare sintomo e simbolo del  tramonto dell’Occidente, per usare il titolo del libro che Spengler dedicò agli anni che generarono il nazismo.

Le élite che governano l’Occidente

Non vogliamo fare arditi paragoni. Si tratta solo di prendere atto che una ristretta élite, i neocon, hanno condotto l’Occidente a correre il concreto rischio di uno scontro globale con la Russia, eluso (per ora) solo per le spinte frenanti di alcuni ambiti.

Ciò evidenzia che i cittadini dell’Occidente sono alla mercé della follia dei neocon, per i quali i meccanismi propri della democrazia sono solo fastidiosi lacci dei quali si può, e si deve, essere slegati (o scatenati, nel senso letterale del termine: senza catene).

I governi di Stati Uniti, Regno Unito e Francia, Paesi nei quali è nata la democrazia, hanno agito come detentori di un mandato assoluto, in spregio alle prerogative dei rispettivi parlamenti, sede propria della sovranità popolare.

Da questo punto di vista, l’internazionale neocon, che si erge in maniera del tutto illegittima a paladina dell’Occidente, ha perso ogni titolo per dare lezioni di democrazia al mondo.

Le deboli resistenze, che tale internazionale incontra, indicano un appannamento della sensibilità sul tema, merito (meglio, demerito) anche dell’informazione, da sempre indicata, al di là dei suoi limiti, come un contro-potere naturale a quello costituito.

I media al tempo dei neocon

I media, purtroppo, sono stati conniventi con tale deriva. D’altronde nel quindicennio neocon la loro funzione si è via via erosa.

Il tacito patto instauratosi con tale potere ha conservato agli organi di informazione una libertà limitata, da esercitarsi solo su tematiche “non sensibili”.

D’altronde in periodi di guerra, e i neocon vivono il conflitto permanente, vige la logica della propaganda.

La libertà residuale degli organi di informazione consente al nuovo potere di poter conservare le apparenze libertarie. Anzi, proprio l’appoggio di testate libere accresce la credibilità delle “loro” informazioni.

La logica della propaganda sottende la censura (sui temi sensibili), oggi non più rozza obliterazione.

Due i metodi. Anzitutto la creazione di narrative mainstream, all’interno delle quali i cronisti sono “liberi” di incasellare opinioni e notizie (esemplare quella dello scontro di civiltà).

Quindi la moltiplicazione e superfetazione delle informazioni. La notizia “sensibile” è corredata da informazioni del tutto inutili quanto minuziose. L’effetto è quello di un bombardamento mediatico che ottunde.

L’informazione, peraltro, contiene in sé le risposte a tutte le domande che “loro” ritengono correlate alla notizia.

L’effetto è quello di rendere superfluo e innaturale porre e porsi domande che non trovino risposte già presenti nella narrazione stessa.

Chi non si attiene alla narrativa non è un giornalista che ha altre informazioni o opinioni, ma fa disinformazione, crea Fake News (vedi: Le Fake News e la Pravda). Deve essere combattuto, come un traditore (così in tempo di guerra).

Non con argomentazioni, ma negandogli agibilità pubblica: o attraverso la qualifica di complottista o, come evidenzia l’attuale dibattito sulle Fake, con la sua eliminazione.

Il sistema di potere elitario ha prodotto un sistema di informazione autoreferenziale (con eccezioni che confermano la regola).

Esemplare l’informazione sulla guerra irachena, sostenuta da cronisti e media che oggi sostengono la guerra ad Assad con poche variazioni sul tema.

E ciò nonostante quella narrativa abbia subito una debacle. Come raccontato da loro stessi quando gli è stato consentito o suggerito.

Non si tratta di ipocrisia. È “il meccanismo, deve essere così”, come scriveva Aldo Moro dal carcere brigatista. Così, terminiamo con un altro cenno di Moro.

“Il Paese è così dominato da cinque o sei testate. Questi giorni hanno dimostrato come sia facile chiudere il mercato delle opinioni. Non solo non troverai opinioni, ma neppure notizie […]. Infatti su 20-25 seri giornali è difficile bloccare; su 5 o 6 sì”.

Quel che era vero per l’Italia, ora vale per l’intero Occidente, dove le testate, quelle “serie”, per usare il termine di Moro, o “tradizionali”, come si usa nel dibattito sulle Fake, sono una ventina. E ogni Paese ne ha meno di cinque o sei.

Nella foto: un uomo legge la Pravda

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